Mamma libera professionista

Ciao mi chiamo Silvia, ho 35 anni. Ho la partita iva: sono una lavoratrice autonoma. E no, non sono ricca. Sono solo una come tante donne lavoratrici che come me pagano il privilegio della flessibilità con tanta incertezza, soprattutto durante la maternità.

Noi donne libere professioniste in italia siamo quasi mezzo milione: consulenti, agenti immobiliari, agenti assicurative, osteopate, igieniste dentali, psicologhe, avvocatesse… Senza garanzie, senza ferie, senza tredicesima, senza diritto all’allattamento. Avere un figlio è una decisione importante per ogni donna ma per le libere professioniste lo è di più.
Non esiste maternità anticipata, se stai male per qualsiasi motivo paghi pure lo scotto di non essere riuscita a lavorare. Non hai la facoltativa dopo il parto. Pensi in continuazione se riuscirai a goderti il figlio che hai tanto desiderato.
Prima del parto, il lavoro più impegnativo è quello di consolidare il più possibile il rapporto di fiducia coi propri clienti e, dopo il parto, devi cercare di restare il più possibile “in circolazione”, cioè farti vedere, sentire, restare aggiornata o anche solo in contatto con i tuoi clienti. 

Tutte le donne sono multitasking, si sa. Ma noi, di più. Io lavoro praticamente da quando ho partorito (era di sabato per fortuna….); una scelta difficile ma consapevole, dettata dalla necessità di non perdere ciò che ho costruito fino ad oggi.
Fermarsi è impossibile, e nonostante tutto il sacrificio economico non è irrilevante.

C’è da dire anche che non sempre la vita da libera professionista è una scelta. Quasi sempre è la conseguenza di una mancata assunzione.
La cosa che mi rattrista è la mancata solidarietà: quando parlo con le altre donne il percepito è che una mamma con partita Iva sia un po’ una casalinga che ha voglia di fare qualcosa e che però ha alle spalle un marito ricco. È una che ha buontempo. Essere libera professionosta vuol dire invece combattere sempre. È un mondo molto competitivo, a volte spietato! Sei sempre a confronto, devi sempre misurarti con i colleghi e con i competitor.

Ma alla fine, nonostante le incertezze, chi decide di affrontare il rischio non se ne pente: Una libera professionista non sta mai seduta. Si rinnova, si evolve. E anche se tra contributi e imposte ti resta in tasca poco, in questa fase della vita dove la flessibilità è fondamentale, ne vale la pena!

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