Arresti domiciliari

Dieci.

Oggi sono precisamente 10 giorni che io e Giulia siamo segregate in casa.
La bronchiolite si è evoluta in broncopolmonite e, dopo lo spavento iniziale che non sto a raccontare,  i medici del pronto soccorso ci hanno prescritto la cura e concesso i domiciliari. Così abbiamo vinto 10 giorni in casa e divieto di uscire per evitare sbalzi di temperatura.


Ovviamente la convivenza forzata in casa con una pulce appestata ha fatto sì che il mio poco efficiente sistema immunitario di gestante alla ventesima settimana mi provocasse una bella influenza, trasformando così l’OttellAngui in LazzarettAngui. La polmonite sta facendo il suo corso, l’antibiotico funziona e Giulia migliora ogni giorno. Anche io noto segni di miglioramento, lentamente ma miglioro.

Da 10 giorni però si vive nel caos totale. Non è facile doversi destreggiare continuamente tra una priorità e l’altra. Considerando che devi nonostante tutto lavorare per esempio.
Ciò significa che per rispondere alle mail  parcheggi tua figlia per l’ennesima volta davanti alla solita sequenza di canzoncine di YouTube.
Significa allungare un pezzo di cioccolata PROIBITA mentre sei al telefono per quella consegna non ancora effettuata.
Significa avere a che fare con una piccola diavoletta che sparge giochi ovunque, guardandoti con aria di sfida mentre lo fa.
Significa dover inventare un gioco nuovo ogni quarto d’ora.
Significa preparare almeno 3 pietanze diverse per ogni pasto con la speranza che tua figlia unenne mangi finalmente qualcosa.

Tutto questo ovviamente tra una seduta di aerosol e un lavaggio nasale. Non dimenticando di fare a cazzotti per riuscire a somministrare agli orari esatti una dose di antibiotico e una di sali minerali.

Ma non finisce qui! Perché ti guardi allo specchio e quello che vedi è leggins e maglia larga, smocciolata già dopo dieci minuti che l’hai tolta dall’armadio.  Calzini e infradito come Marrabbio, il papà di kiss me licia. Occhi gonfi. Occhiaie da fare invidia a Kung fu Panda. Naso rosso. Herpes labiale. Capelli arruffati Mafalda style.
Ecco: questo diventa una mamma dopo 10 giorni agli arresti domiciliari.

E papà Andrea che torna a casa, saluta e sospira: “Amore come sono stanco oggi”.

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